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ASD Junior Santa Sabina


Erano gli anni delle interminabili partite in campi incolti, a volte appena mietuti dal grano, a volta appena abbandonati dal fango lasciato dalla pioggia di un’ora prima.

Erano gli anni dei calci senza sosta nelle piazzette davanti alle chiese o nei cortili delle case; erano gli anni del “chi arriva gioca”, all’insegna del giocano tutti, grandi e piccini, bravi e meno capaci; erano gli anni del “il pallone è il mio e…”, e alla fine si continuava a giocare; erano gli anni che si usciva da scuola e i compiti diventavano l’unico ostacolo alla libertà del pallone e degli amici; erano gli anni in cui dopo i compiti, gli adulti restavano fuori dal campo da calcio e si cresceva organizzando squadre e regole, imparando dai propri errori di organizzazione e di gioco senza che nessuno ci aiutasse a comprenderli e superarli; erano gli anni in cui nessuno e tutti erano gli arbitri della partita, nessuno faceva davvero il portiere; erano gli anni in cui l’amicizia se ne andava a quel paese per una rimessa laterale ingiustamente “arraffata” dalla squadra avversaria, in cui per un fallo di troppo ci si menava quasi tornando a casa con l’”odio” della sconfitta nel cuore…ma che durava il tempo di organizzare la prossima partita, sicuramente il giorno seguente.
Perché era il tempo in cui il “ci si vede al solito posto, solita ora”, stesso campo stessa palla, era una regola non scritta…e non mancava mai nessuno; era il tempo in cui si tornava a casa sporchi di fango e sangue, quando il sole era tramontato da un pezzo, con la mamma dietro la porta pronta a “darti il resto”…ma dentro di te sapevi che quello era il prezzo che si poteva –e doveva!- pagare per la libertà di inseguire la passione, il sogno dato da un pallone mezzo bucato.
Erano gli anni in cui il pallone oltre la rete non significava “meta” (rugbianamente parlando)…ma “metà”, reso tale dalla zappa del contadino del terreno limitrofo, il nostro più acerrimo nemico, dopo i compiti a casa, appunto.
Erano gli anni di Holly e Benji (i campi potevano essere larghi e lunghi…al’infinito), dei mitici “supersantos” e “tango” e solo raramente dal pallone di cuoio; delle porte fatte con due pietre trovate a caso; erano gli anni del Liverpool di Grobbelaar, della Juve di Zoff e Platini e della Roma di Bruno Conti ma anche della Steaua Bucarest, del Porto, del PSV Eindhoven prima che arrivasse il Milan di Sacchi e della storia a chiudere quell’epoca; erano gli anni in cui appena finiva la partita in TV si correva ad emulare le gesta dei nostri miti giù per strada.
Erano soprattutto gli anni del calcio democratico, aperto a tutti, del calcio come palestra di vita prima che di sport, del calcio come occasione per vivere la libertà nella sua essenza più profonda, per crescere con e senza un pallone tra i piedi, per confrontarsi con se stessi e con gli altri.

E’ stato grazie alla voglia di sognare e rivivere questi tempi attraverso i nostri figli che, nel Luglio del 2008, appunto, un gruppo di amici ha creato l’Asd Junior Santa Sabina, a completamento e complemento della oltre 50ennale storia dell’ASD Santa Sabina.

Storia di Associazioni Sportive che è storia di questo territorio di confine tra i meravigliosi comuni di Corciano e Perugia. Storia di un vecchio campo diventato insieme parco e…tutto ciò che serve per far crescere i nostri ragazzi in assoluta sicurezza educandoli alla vita attraverso lo sport, inseguendo un pallone.

Storia di dedizione, impegno e passione di tanti genitori che, insieme, hanno contribuito anno dopo anno a costruire un calcio sempre più a misura di bambino e di ragazzo. Perché l’ASD Junior Santa Sabina è davvero una società di genitori…e figli!

Dal 2008 in poi la crescita della scuola calcio è stata costante e sempre più coinvolgente: da 160 iscritti il primo anno, passando per i 260 dell'anno 2013/2014, siamo arrivati adesso a contare quasi 350 ragazzi nelle nostre fila.

Le strutture si adeguano e si arricchiscono di un'area tecnica in erba sintetica realizzata con lavoro volontario e dal 25 Settembre 2010 di un bellissimo campo in erba sintetica che va a sostituire e migliorare il precedente campo di allenamento e ad incrementare le potenzialità strutturali già presenti con il bellissimo campo in erba naturale, diventato anch'esso in sitetico di avanguardia nel 2014.

Tantissime iniziative si sono susseguite per proporre a tutti un ambiente sempre più bello e sano, un contesto al passo con i tempi, sportivamente parlando e non e per rendere magico ogni momento di ogni ragazzo attraverso la cucitura delle emozioni dentro di noi. Sono nate così le nostre feste all’interno del parco, l’album delle figurine, il giornalino "Il Paiolo Magico" e, last but not least, questa App...oltre a tante altre bellissime ed emozionanti avventure.

Se questa storia vi piace, dal 2008 siamo qui con i nostri figli. Vi aspettiamo!!!

 

1-2-3 SANTA SABINA...OLEEE'!!!




LE 14 REGOLE DI...JOHAN CRUIJFF

1. Gioco di squadra – Per fare le cose, dovete farle insieme.
2. Responsabilità – Prendetevi cura delle cose come se fossero le vostre.
3.Rispetto – Rispettatevi gli uni con gli altri.
4. Integrazione – Coinvolgete gli altri nelle vostre attività.
5. Iniziativa – Abbiate il coraggio di provare qualcosa di nuovo.
6. Allenamento – Aiutatevi sempre l’uno con l’altro all’interno di una squadra.
7. Personalità – Siate voi stessi.
8. Impegno Sociale – Cruciale nello sport e ancor di più nella vita in generale.
9. Tecnica – È la base.
10. Tattiche – Sappiate cosa fare.
11. Sviluppo – Lo sport sviluppa corpo e anima.
12. Imparare – Cercate di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.
13. Giocare Insieme – È una parte essenziale del gioco.
14. Creatività – È la bellezza dello sport.


 





 



Lettera di un bambino…

…ai miei genitori, ai miei insegnanti, ai miei allenatori, ai miei dirigenti…

 

“So che tutti mi amano perché lo dimostrano in ogni cosa, ovunque e in ogni rapporto che ci unisce, ma per l’amore che nutrite per me e che io nutro per voi, vorrei che mi deste la possibilità di essere libero di crescere nel modo più naturale possibile, libero di giocare per l’amore del gioco, libero da tutti gli obblighi del vostro mondo. Lasciatemi essere un bambino. Non desiderate che io raggiunga mete che forse saranno importanti per il futuro: cercare di raggiungerle adesso potrebbe farmene mancare altre che oggi considero più importanti. Lasciatemi vivere l’età che ho, perché sarò bambino una volta sola. Non cercate di programmare troppo la mia vita o la mia personalità, non disperatevi per le mie sconfitte, o, peggio ancora, non sentitevene colpevoli. La tristezza che provo dopo la sconfitta scompare automaticamente non appena mi si asciugano le lacrime e la dimentico del tutto appena ritorno in campo, felice di giocare di nuovo e di essere un bambino. Non cercate di trionfare tramite me, non cercate di modellarmi a vostra immagine e di farmi fare quello che non siete riusciti a fare, non sprecate tempo prezioso, sono un bambino, felice di esserlo e di restarlo. Cari genitori se desidero praticare uno sport, scegliete una società sportiva che mi piaccia, dove un allenatore mi insegnerà ad essere un buon giocatore, ma non oggi, perché adesso voglio fare quello  che mi piace e quello che so fare. Non cercate di fare di me un grande ragazzo, fate di me un buon bambino, un bambino felice. So che soffrite quando gioco, ma non è necessario, perché io in quel momento sono felice proprio perché gioco. Ogni tanto mi sembra che siano gli altri, fuori dal campo, a battersi per noi, come se i genitori, dirigenti e allenatori, fossero gelosi gli uni degli altri, come se soffrissero per una vittoria che non è stata ottenuta o per un gioco che sembrerebbe perfetto, ma che io non posso dare loro. Datemi tempo e cercate di capire che adesso le cose debbono andare così e che nello sport, come in ogni altra cosa della vita, tutto giunge a tempo debito.

Per favore, lasciatemi giocare da solo, lasciate che mi diverta a modo mio. Sono un bambino, non dimenticarlo, soltanto un bambino… e sarò un bambino soltanto una volta nella mia vita”

                                                               G. Basso, M.G. Pugliese, «La Pallavolo. Allenare educando»